Vattene via! (Memorie di una sfigata)

1272550379-Gioventu_scarpettini_2“Professore: E allora vada via… Se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?
Nicola: Non lo so, non… non ho ancora deciso…
Professore: Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.
Nicola: Cioè, secondo lei tra un poco ci sarà un’apocalisse?
Professore: E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire… Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…
Nicola: E lei, allora, professore, perché rimane?
Professore: Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere.

da La meglio Gioventù Continua a leggere

Banca Monte di Google, UniFacebook e Intesa SanAmazon?

mariniNell’era in cui il sistema bancario si sta sgretolando come gli zigomi di Alba Valeria Marini, c’è chi coglie l’occasione per trasformarsi e guadagnare… terreno. Continua a leggere

Evento: Vino & Finanza

A cinque giorni dall’evento “Grapes Thursday – Vino & Finanza” sono in vena di fare bilanci.

Tralasciando la botta autostima che ancora mi dà adrenalina, posso dire a cuor sereno che sono fiera di ciò che è stato. Continua a leggere

Perché quando facciamo benzina paghiamo ancora le tasse per le guerre in Etiopia?

248272_169947043170895_528809844_nOggi ho fatto il pieno e ho pagato nei  50 euro di benzina una quota per la guerra in Etiopia. Del 1935.

Ma nel 1935 esistevano le macchine? Cioè non era nato nemmeno mio nonno… perché io oggi devo pagare per una guerra che ho studiato sui libri di storia?

Vi spiego il meccanismo:  in teoria si tratta di caricamenti a tempo determinato, che però non spariscono più. Paghiamo per la guerra in Etiopia, la tragedia del Vajont, i terremoti, coprire gli aumenti salariali dei dipendenti statali.

Facendo due conti le accise sul petrolio costano più della materia prima in se stessa,  ma vediamo le accise nello specifico:

  1. Decreto Salva Italia
  2. Finanziamento cultura
  3. Rinnovo contratto autoferrotranvieri
  4. Acquisto autobus ecologici
  5. Accoglienza immigrati della crisi libica
  6. Terremoto in Irpinia
  7. Terremoto del Friuli
  8. Ricostruzione Vajont
  9. Finanziamento Crisi di Suez
  10. Guerra in Etiopia

 

Elisabetta Massa

10 domande stupide quando dici di essere un Consulente finanziario

022610113_prevstill__3.jpegLa vita ci impone di essere animali sociali, ma il tutto diventa più difficile quando dici di lavorare in banca.

Le persone saranno inesorabilmente portate ad affermare luoghi comuni.

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Perché lanciamo le monetine nelle fontane?

rome-treviAlzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha provato a lanciare una monetina in una fontana per esprimere un desiderio! Io diverse volte con scarsi risultati.

Ho chiesto di far sparire la mia prof. di matematica delle medie, che Valerio mi notasse alle superiori, o trovare tutti i giorni parcheggio fuori l’ufficio…

Tornando a noi, si dice che le persone siano solite gettare i soldi nelle fontane per propiziarsi le divinità, che un tempo si credeva abitassero nell’acqua.

Non l’ho detto io, l’ho letto su Focus. Secondo le credenze celtiche e germaniche, bisognava gettare le armi dei nemici sconfitti in specchi o corsi d’acqua come offerta alle divinità.

Nei tempi in cui le monete erano in rame o argento, il contatto con l’acqua ne impediva l’inacidimento.

Ovviamente tralasciando il sacro e spostandoci sul profano, le monetine che gettiamo carichi di speranza nelle fontane vengono solitamente raccolte e destinate a opere di carità.

Quindi se qualcuno lassù mi ha visto gettare svariati euro nella fontana di Trevi è pregato di inviarmi cortesemente almeno una terza coppa C!

 

Elisabetta Massa

 

Unicredit. Come mettersi a dieta a Maggio…

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UNICREDIT. Ieri, 6 Febbraio 2017, è partito il più grande aumento di capitale della storia italiana. Perché dagli errori non si impara quasi mai niente. Fallito l’aumento di capitale targato Mps, dopo la mancata fiducia dimostrata dai suoi azionisti e il passo indietro fatto da JP Morgan nella sottoscrizione del debito… arriva la ricapitalizzazione Unicredit.

Progetto quanto mai ambizioso… come mettersi a dieta a Maggio per essere pronti alla prova costume! Continua a leggere

Asymmetric Volatility: Perché in periodo di “Vacche Magre” le attività finanziarie diventano più rischiose?

Già essere ricchi è un casino, figuriamoci se non avete nemmeno una laurea in econometria applicata ai mercati finanziari per barcamenarvi nel mondo degli investimenti. Tra tutti i modi di complicarsi la vita, quello di seguire in modo giornaliero gli andamenti dei prodotti finanziari dichiaratamente di lungo periodo è sicuramente il più cruento – una specie di combo tra la tortura della goccia cinese e il nuovo singolo di Gigi D’Alessio sparato a tutto volume in macchina.

Eppure vi siete mai chiesti come mai quando i mercati hanno trend negativi le cose sembrano andare sempre peggio? Un po’ come quando dopo 30 anni di matrimonio subentra la routine e vostra moglie vi sembra più brutta di sempre.  Funziona più o meno così.

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Proviamo a partire dall’inizio.

Secondo la teoria di portafoglio classica, il modello media-varianza di Markowitz,  la scelta dei pesi percentuali da assegnare ad ogni titolo in portafoglio deriva solo ed esclusivamente dall’ottimizzazione matematica di un problema:

dove  è il vettore contenente i pesi di ciascun titolo nel portafoglio,  è il vettore unitario composto solo da elementi pari a 1,  è il vettore dei rendimenti attesi dei portafogli di mercato e la matrice  è quella delle varianze e delle covarianze dei rendimenti.

Il suddetto modello presuppone inoltre una distribuzione normale dei rendimenti.

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Tuttavia se diamo uno sguardo alla realtà, risulta uno scenario poco credibile. Non basta massimizzare un semplice sistema matematico per operare delle scelte di investimento perfette.

La variabile da minimizzare è la volatilità, che rappresenta la variabilità di un valore o di un indice finanziario calcolata in un determinato intervallo di tempo,  nello specifico l’incertezza presente sui mercati finanziari, ma si trascura la volontà e le intuizioni dell’investitore e non garantisce una buona performance in termini di rendimento.

L’evoluzione del modello media-varianza necessita dell’implementazione di un contributo empirico ed è stato messo a punto dall’economista Black nel 1991.

Il modello Black sancisce la caduta dell’ipotesi di normalità dei rendimenti: le serie storiche sono caratterizzate da distribuzioni lepcurtiche, cioè la volatilità tende ad aumentare quando si verificano eventi che aumentano l’incertezza sui mercati finanziari.

Quindi quando i mercati diventano nevrotici e i trend sono tutti a testa in giù, il pessimismo sembra dilagare… e non c’è nulla di strano, è tutto spiegato matematicamente.

Nelle strategie di asset allocation, bisogna comunque tener sotto controllo la volatilità di tutti gli strumenti in portafoglio, perché il rischio complessivo del basket potrebbe comunque essere ridotto dai benefici della diversificazione.

Mandelbrot (1963) e Fama (1965, 1970) sono stati i primi teorizzare la distribuzione lepcurtica, ciòè i rendimenti non si distribuiscono come una classica gaussiana, cioè vicini vicini alla media, ma hanno delle code più robuste.

Quando un’attività finanziaria fa movimenti che tendono al ribasso allora la sua volatilità è maggiore rispetto ai momenti in cui la medesima ha movimenti che tendono al rialzo. Questo perché un investitore, tendenzialmente avverso al rischio, percepisce movimenti al ribasso come un pericolo per se stesso e cerca di arginare tale pericolo. Le cattive notizie producono una volatilità maggiore rispetto a quella prodotta dalle buone notizie. Questo fatto prende il nome di “effetto leva”. (Black 1976)

Conclusioni? Vostra moglie non è più brutta… è tutta colpa della routine!

Elisabetta Massa per Investors.

La vita è bella ma la bella vita è meglio.

20160810gianluca-vacchi1La vita è bella. Ma è ancora più bella se sei Gianluca Vacchi. Chi è? Il quarantenne che ha incantato tutti i social. Ricco. Ma non ricco dentro, ricco fuori. Che è molto più comodo. Imprenditore, erede dell’IMA, la multinazionale leader mondiale nel packaging, fondata negli anni ’60 dal papà e da cui ha ereditato il 30% delle azioni. Una vita agiata che gli permette senza dubbio di vivere ballando su uno yacht in compagnia della sua dolce metà. Ventenne, magra, bella e coi capelli lunghi.

Il patrimonio di famiglia e la propensione alla bella vita gli hanno permesso di diventare un fenomeno virale sui social network. Virale come l’ashtag #RichKidsOfInstagram, la pagina Instagram con cui i figli di papà di tutto il mondo ostentano le proprie ricchezze. Giovani ricchi e potenti, per generazione, a prescindere dalle proprie capacità personali. Il tutto grazie alle ricchezze accumulate dai genitori e dai nonni.

 

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Mentre i comuni mortali possono solo osservarli con occhi di invidia, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, rispettivamente Senior Economist e DG for Economics, Statistics and Research alla Banca d’Italia, hanno studiato questo fenomeno sociale in maniera scientifica e hanno scoperto che il benessere può tramandarsi di generazione in generazione per oltre 7 secoli. Molto più a lungo di quanto sostenevano le più accreditate teorie economiche sulla redistribuzione della ricchezza.

Si sono soffermati sullo studio della elasticità intergenerazionale, che è un indicatore sintetico in grado di misurare il livello in cui le condizioni socio-economiche dei padri influenzano quelle dei figli.

I ricercatori hanno preso in esame i dati contenuti nel catasto della città di Firenze nel 1427, che riguardano la ricchezza, l’occupazione e il reddito da lavoro dei circa 10.000 capifamiglia dell’epoca.

Dopo la rilevazione hanno associato a queste informazioni, quelle provenienti dalle dichiarazioni dei redditi dei fiorentini per il 2011, collegando questi ultimi agli pseudo-antenati attraverso il cognome. Infine, hanno calcolato l’elasticità intergenerazionale relativa al reddito da lavoro e alla ricchezza per i circa 800 cognomi risultanti dall’incrocio delle due basi dati.

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Ricchi di famiglia. Gli studi convenzionali di solito paragonano la prosperità dei figli con quella dei padri e ne misurano l’elasticità (elasticità intergenerazionale) con un indice che va da 0 (nessuna eredità) a 1 (la ricchezza del padre passa interamente al figlio). Paese che vai, coefficiente che trovi: in Nord Europa circa lo 0,2 viene tramandato, mentre negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Italia si assesta attorno allo 0,5.

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Nel tempo la ricchezza ereditata tende ad assottigliarsi, allo stesso modo i coefficienti si dimezzano di generazione in generazione, passando dallo 0,5 della prima generazione allo 0,25 della seconda e allo 0,125 alla terza.

Quindi? Le teorie convenzionali sono d’accordo con i detti popolari degli anziani, “(Il patrimonio di famiglia) Uno lo fa, uno lo mantiene e uno se lo mangia”. La prosperità familiare è destinata ad esaurirsi nel giro di tre generazioni.

Secondo Barone e Mocetti invece non è proprio così veloce il dissolversi del patrimonio di famiglia.

Dallo studio pubblicato sul sito di Banca d’Italia, risulta una realtà empirica totalmente diversa. I due studiosi hanno notato che la prosperità si è conservata nelle stesse stirpi per 700 anni.

Dai registri storici sulle tasse fiorentine, risulta che gli uomini più ricchi del quindicesimo secolo sono antenati degli attuali fiorentini benestanti. Nel tempo sono cambiate i lavori svolti, ma non il prestigio.

Così i mercanti di scarpe e seta sono diventati avvocati, banchieri, notai, farmacisti. Alcune categorie come gli orafi hanno tramandato il know how, quindi una forma accettabile di trasmissione della ricchezza.”

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«A chi appartieni?» (di che famiglia sei?). Le gerarchie sociali hanno resistito a tutti i cambiamenti sociali e politici che hanno interessato la città stessa per oltre 7 secoli.

Barone e Mocelli sostengono che “I figli delle classi più ricche tipicamente hanno accesso a scuole migliori, a contatti più qualificati e spesso scelgono carriere artistiche o politiche meno remunerative di quelle dei propri genitori. Oppure possono entrare in élite professionali altamente pagate. I casi insomma sono tanti e diversi.

Forse i ricchi sono ancora gli stessi perché i poveri non sono riusciti nel progetto di scalata sociale. Infatti dai dati risulta che i cognomi in basso nella graduatoria, non sono mai riusciti a migliorare le proprie condizioni.

I problemi di analisi e rilevazioni non sono stati di certo pochi, ma l’ingente massa di dati raccolti non ha dato esito a dubbi. Ci sono stati problemi di misurazione connessi all’evasione fiscale e al fatto che molte famiglie di erano estinte o erano emigrate.

Ma alla fine della fiera vorrei fare un appello alle donne single di tutta Italia: Andate tutte al catasto di Firenze a scegliere un rampollo!

 

La vita è bella ma la bella vita è meglio.

Elisabetta Massa

Figlio mio, sei “economicamente” ignorante!

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Nonostante io sia in età da marito, non ho ancora figli e tutte le catastrofiche esperienze adolescenziali le vivo grazie ai duemetri di fratello che mi ritrovo. Quindici anni, studente dell’Istituto tecnico commerciale. Insomma, la vecchia Ragioneria! Anni fa un diploma nella stessa scuola gli avrebbe garantito un destino roseo o quantomeno rispettabile. Oggi mi rendo conto che, nonostante sia una persona molto informata sull’attualità, economicamente parlando è una vera capra.

Economicamente analfabeta. E non mi riferisco ai milioni di euro che spende in panini da Mc Donald’s o in snakers tutte uguali.

Ho potuto costatare che mio fratello adolescente è tristemente in media. Di cosa? Analfabetismo economico.

Secondo uno studio dell’OCSE, che riguarda le conoscenze economiche dei 15enni di tutto il mondo, risulta che i Teens italiani sono proprio ignoranti. Nel senso che ignorano anche gli elementi base della cultura finanziaria. Dopo di noi solo I colombiani.

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Fonte: True Numbers

I test Pisa, condotti dall’Ocse, ci dicono che gli Americani, i Russi, i Francesi e anche gli Spagnoli, sono più bravi di noi. Su un punteggio medio mondiale assestato intorno ai 500 punti, noi ci fermiamo solo a 466. La percentuale degli esperti teens in economia, si ferma solo al 2% mentre nel resto dei paesi Ocse il dato è pari a 9,7%.

Sarà forse colpa dei genitori che non danno più le paghette da gestire?

Elisabetta Massa