Girl Power!

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Dio perdona, il Fisco no! Causale sbagliata sul bonifico…

A chi non è capitato almeno una volta di ricevere una bustina verde. Verde speranza, la speranza che non ci fossero troppi euro da pagare! La sensazione è simile a quella che si prova quando la tua ragazza ti chiama e ti dice “Dobbiamo parlare!”.stasera-dobbiamo-parlare-sittintiud-cerebrale-sottovuotocerebrale-19444998.jpg

Ecco cosa è successo ad una contribuente qualche giorno fa: La signora Maria acquista una casa dal fratello, ad una cifra che compensava quei passaggi di denaro tra genitori e figli che avvengono sempre nelle famiglie italiane, successivamente venduta a prezzo di mercato. Continua a leggere

E se i supermercati Coop fallissero…? 

 

Adoro fare la spesa alla Coop. Un po’ perché è vicino casa, un po’ perché mi diverto a fare la piccola conmessa alle casse automatiche. Ho la carta socio, che puntualmente dimentico in macchina insieme al sacchetto riciclabile. Qualche anno fa, mia nonna abbandonò inesorabilmente i Magazzini Gabrielli per diventare socia Coop. Il suo motivo di orgoglio? Essere socia. Quel supermercato era un po’ anche suo. 

Milioni di persone consapevoli o meno della scelta fatta, sono diventati soci. Hanno aperto un libretto di risparmio: 

  • Investimenti sicuri
  • Rendimenti allettanti 
  • Risparmi liquidabili 

Questo dice la pubblicità. Ma proviamo a dare uno sguardo più a fondo. 

Nei supermercati sono stati raccolti 12.000.000.000 di euro di depositi. 

Una raccolta che non gode di nessuna tutela, esclusa dal fondo di Garanzia, si tratta di un credito chirografario, cioè in caso di fallimento della coop chi lo detiene non può partecipare alla distribuzione dell’attivo.

In cambio di cosa? Tasso di interesse pari allo 0,2% lordo. 

Sì, l’unica cosa garanzia che offrono è l’affidabilità di un supermercato-colosso. 

Eppure c’è già stato il fallimento delle coop triestine… 20.000 soci sono rimasti a bocca asciutta. 

Certo la perdita massima pro capite è stata di 36.500€, ma cosa cambia?! 

C’è una grande allerta sull’argomento, perché queSta potrebbe essere la prossima bolla sul risparmio italiano. 

Salumi & Baci a tutti. 

Elisabetta Massa 

Banca Monte di Google, UniFacebook e Intesa SanAmazon?

mariniNell’era in cui il sistema bancario si sta sgretolando come gli zigomi di Alba Valeria Marini, c’è chi coglie l’occasione per trasformarsi e guadagnare… terreno. Continua a leggere

Evento: Vino & Finanza

A cinque giorni dall’evento “Grapes Thursday – Vino & Finanza” sono in vena di fare bilanci.

Tralasciando la botta autostima che ancora mi dà adrenalina, posso dire a cuor sereno che sono fiera di ciò che è stato. Continua a leggere

Perché quando facciamo benzina paghiamo ancora le tasse per le guerre in Etiopia?

248272_169947043170895_528809844_nOggi ho fatto il pieno e ho pagato nei  50 euro di benzina una quota per la guerra in Etiopia. Del 1935.

Ma nel 1935 esistevano le macchine? Cioè non era nato nemmeno mio nonno… perché io oggi devo pagare per una guerra che ho studiato sui libri di storia?

Vi spiego il meccanismo:  in teoria si tratta di caricamenti a tempo determinato, che però non spariscono più. Paghiamo per la guerra in Etiopia, la tragedia del Vajont, i terremoti, coprire gli aumenti salariali dei dipendenti statali.

Facendo due conti le accise sul petrolio costano più della materia prima in se stessa,  ma vediamo le accise nello specifico:

  1. Decreto Salva Italia
  2. Finanziamento cultura
  3. Rinnovo contratto autoferrotranvieri
  4. Acquisto autobus ecologici
  5. Accoglienza immigrati della crisi libica
  6. Terremoto in Irpinia
  7. Terremoto del Friuli
  8. Ricostruzione Vajont
  9. Finanziamento Crisi di Suez
  10. Guerra in Etiopia

 

Elisabetta Massa

La vita è bella ma la bella vita è meglio.

20160810gianluca-vacchi1La vita è bella. Ma è ancora più bella se sei Gianluca Vacchi. Chi è? Il quarantenne che ha incantato tutti i social. Ricco. Ma non ricco dentro, ricco fuori. Che è molto più comodo. Imprenditore, erede dell’IMA, la multinazionale leader mondiale nel packaging, fondata negli anni ’60 dal papà e da cui ha ereditato il 30% delle azioni. Una vita agiata che gli permette senza dubbio di vivere ballando su uno yacht in compagnia della sua dolce metà. Ventenne, magra, bella e coi capelli lunghi.

Il patrimonio di famiglia e la propensione alla bella vita gli hanno permesso di diventare un fenomeno virale sui social network. Virale come l’ashtag #RichKidsOfInstagram, la pagina Instagram con cui i figli di papà di tutto il mondo ostentano le proprie ricchezze. Giovani ricchi e potenti, per generazione, a prescindere dalle proprie capacità personali. Il tutto grazie alle ricchezze accumulate dai genitori e dai nonni.

 

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Mentre i comuni mortali possono solo osservarli con occhi di invidia, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, rispettivamente Senior Economist e DG for Economics, Statistics and Research alla Banca d’Italia, hanno studiato questo fenomeno sociale in maniera scientifica e hanno scoperto che il benessere può tramandarsi di generazione in generazione per oltre 7 secoli. Molto più a lungo di quanto sostenevano le più accreditate teorie economiche sulla redistribuzione della ricchezza.

Si sono soffermati sullo studio della elasticità intergenerazionale, che è un indicatore sintetico in grado di misurare il livello in cui le condizioni socio-economiche dei padri influenzano quelle dei figli.

I ricercatori hanno preso in esame i dati contenuti nel catasto della città di Firenze nel 1427, che riguardano la ricchezza, l’occupazione e il reddito da lavoro dei circa 10.000 capifamiglia dell’epoca.

Dopo la rilevazione hanno associato a queste informazioni, quelle provenienti dalle dichiarazioni dei redditi dei fiorentini per il 2011, collegando questi ultimi agli pseudo-antenati attraverso il cognome. Infine, hanno calcolato l’elasticità intergenerazionale relativa al reddito da lavoro e alla ricchezza per i circa 800 cognomi risultanti dall’incrocio delle due basi dati.

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Ricchi di famiglia. Gli studi convenzionali di solito paragonano la prosperità dei figli con quella dei padri e ne misurano l’elasticità (elasticità intergenerazionale) con un indice che va da 0 (nessuna eredità) a 1 (la ricchezza del padre passa interamente al figlio). Paese che vai, coefficiente che trovi: in Nord Europa circa lo 0,2 viene tramandato, mentre negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Italia si assesta attorno allo 0,5.

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Nel tempo la ricchezza ereditata tende ad assottigliarsi, allo stesso modo i coefficienti si dimezzano di generazione in generazione, passando dallo 0,5 della prima generazione allo 0,25 della seconda e allo 0,125 alla terza.

Quindi? Le teorie convenzionali sono d’accordo con i detti popolari degli anziani, “(Il patrimonio di famiglia) Uno lo fa, uno lo mantiene e uno se lo mangia”. La prosperità familiare è destinata ad esaurirsi nel giro di tre generazioni.

Secondo Barone e Mocetti invece non è proprio così veloce il dissolversi del patrimonio di famiglia.

Dallo studio pubblicato sul sito di Banca d’Italia, risulta una realtà empirica totalmente diversa. I due studiosi hanno notato che la prosperità si è conservata nelle stesse stirpi per 700 anni.

Dai registri storici sulle tasse fiorentine, risulta che gli uomini più ricchi del quindicesimo secolo sono antenati degli attuali fiorentini benestanti. Nel tempo sono cambiate i lavori svolti, ma non il prestigio.

Così i mercanti di scarpe e seta sono diventati avvocati, banchieri, notai, farmacisti. Alcune categorie come gli orafi hanno tramandato il know how, quindi una forma accettabile di trasmissione della ricchezza.”

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«A chi appartieni?» (di che famiglia sei?). Le gerarchie sociali hanno resistito a tutti i cambiamenti sociali e politici che hanno interessato la città stessa per oltre 7 secoli.

Barone e Mocelli sostengono che “I figli delle classi più ricche tipicamente hanno accesso a scuole migliori, a contatti più qualificati e spesso scelgono carriere artistiche o politiche meno remunerative di quelle dei propri genitori. Oppure possono entrare in élite professionali altamente pagate. I casi insomma sono tanti e diversi.

Forse i ricchi sono ancora gli stessi perché i poveri non sono riusciti nel progetto di scalata sociale. Infatti dai dati risulta che i cognomi in basso nella graduatoria, non sono mai riusciti a migliorare le proprie condizioni.

I problemi di analisi e rilevazioni non sono stati di certo pochi, ma l’ingente massa di dati raccolti non ha dato esito a dubbi. Ci sono stati problemi di misurazione connessi all’evasione fiscale e al fatto che molte famiglie di erano estinte o erano emigrate.

Ma alla fine della fiera vorrei fare un appello alle donne single di tutta Italia: Andate tutte al catasto di Firenze a scegliere un rampollo!

 

La vita è bella ma la bella vita è meglio.

Elisabetta Massa

Tutte le Bcc al tavolo con gli animatori, grazie!

46143_2Maggio e Giugno sono sempre i mesi dei festeggiamenti: matrimoni, comunioni… Vi ricordate l’ultima cerimonia a cui siete stati? Amici e parenti distribuiti tra i vari tavoli e ad ogni tavolo? Una mini-peste. Un bambino pronto a urlare, alzarsi, rovesciare i bicchieri.

A volte i festeggiati, decidono di ingaggiare un animatore, si sceglie un tavolo e a quel tavolo tutti i bambini si siedono indistintamente. Quelli vivaci e quelli tranquilli. Tutti. Per evitare che facciano troppo trambusto sparsi tra i vari tavoli.

Questa è una situazione simile alla riforma delle Bcc. Continua a leggere

Quanto ti costa un finanziamento?

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Tra le coppie più temute al mondo abbiamo: la Matrigna e il cacciatore di Biancaneve, il gatto e la volpe e il Tan e il Taeg.

L’accostamento non è dei migliori, ma forse è il caso di conoscere di cosa si tratta per affrontarli.

 

Che cosa sono i tassi Tan e Taeg? Continua a leggere

Carità cristiana, bilanci divini, stato laico e 8 per mille

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Maggio è tempo di bilanci. In tutti sensi: prova costume, chiusura dei bilanci aziendali, quanti soldi ho per andare in vacanza.

Quando si parla di bilanci e dichiarazione dei redditi viene spesso in mente l’8×1000.

Ma voi avete mai capito cos’è? L’otto per mille è la quota di imposta sui redditi soggetti IRPEF, che lo Stato italiano distribuisce, in base alle scelte effettuate nelle dichiarazioni dei redditi, fra se stesso e le confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa.

Quest’ idea, ovviamente tipica di uno stato dichiarato laico, è nata nel 1985 da un accordo tra l’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il Segretario di Stato del Vaticano, Agostino Casaroli. Continua a leggere