E se i supermercati Coop fallissero…? 

 

Adoro fare la spesa alla Coop. Un po’ perché è vicino casa, un po’ perché mi diverto a fare la piccola conmessa alle casse automatiche. Ho la carta socio, che puntualmente dimentico in macchina insieme al sacchetto riciclabile. Qualche anno fa, mia nonna abbandonò inesorabilmente i Magazzini Gabrielli per diventare socia Coop. Il suo motivo di orgoglio? Essere socia. Quel supermercato era un po’ anche suo. 

Milioni di persone consapevoli o meno della scelta fatta, sono diventati soci. Hanno aperto un libretto di risparmio: 

  • Investimenti sicuri
  • Rendimenti allettanti 
  • Risparmi liquidabili 

Questo dice la pubblicità. Ma proviamo a dare uno sguardo più a fondo. 

Nei supermercati sono stati raccolti 12.000.000.000 di euro di depositi. 

Una raccolta che non gode di nessuna tutela, esclusa dal fondo di Garanzia, si tratta di un credito chirografario, cioè in caso di fallimento della coop chi lo detiene non può partecipare alla distribuzione dell’attivo.

In cambio di cosa? Tasso di interesse pari allo 0,2% lordo. 

Sì, l’unica cosa garanzia che offrono è l’affidabilità di un supermercato-colosso. 

Eppure c’è già stato il fallimento delle coop triestine… 20.000 soci sono rimasti a bocca asciutta. 

Certo la perdita massima pro capite è stata di 36.500€, ma cosa cambia?! 

C’è una grande allerta sull’argomento, perché queSta potrebbe essere la prossima bolla sul risparmio italiano. 

Salumi & Baci a tutti. 

Elisabetta Massa 

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