Brexit: ti lascio ma restiamo amici!

Sono giorni che non se ne parla più… sembrava la catastrofe del 2016, il giorno del giudizio, avevano attuato anche il piano di evacuazione di Pompei e invece? Sono due anni che chiacchierano e discutono. E non si mettono d’accordo. Strano anche per noi Italiani che alle chiacchiere e i cambi di idee e alleanze repentine non ci siamo abituati!Ma cosa è successo e cosa sta succedendo? Continua a leggere

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Può Google trends influire sui mercati?

Vi siete mai chiesti dove finiscono tutte le ricerche che fate su Google (ma proprio tutte tutte)? Qualcuno pensa che basti cancellare la cronologia o semplicemente formattare il computer per nascondere i vizi e le curiosità… e invece le nostre ricerche sono veramente una miniera d’oro. Continua a leggere

Spotify alla conquista di Wall Street

Inverno inoltrato. Neve. The caldo in tazza glamour. Cosa manca? Una bella playlist su Spotify. Questa è la ricetta della felicità. E i proprietari dell’azienda svedese lo sanno. Quindi cosa fanno? Si quotano in Borsa. A Wall Street. Depositato oggi il file del collocamento.

Per chi non lo sapesse, Spotify ha rivoluzionato il modo di ascoltare la musica. Basta abbonarsi, per poter avere a disposizioni tutta la musica in commercio. Senza l’esigenza di dover acquistare le singole tracce.

Dati alla mano era chiara l’intenzione della proprietà di Spotify, 71 milioni di abbonati, 151 milioni di utenti senza abbonamento che possono usufruirne ugualmente, semplicemente sopportando qualche minuto in più di pubblicità. 5 miliardi di dollari di ricavi.

Si tratterà di un collocamento diretto, con l’obiettivo di ricavare almeno 1 miliardo di euro dalla vendita delle azioni.

L’unica preoccupazione: 461.000.000 di dollari di perdita per autofinanziamento.

Per fermare questa piccola emorragia, la proprietà di Spotify ha deciso di cedere il 9% al gruppo cinese, Tecent, per incassare denaro fresco e aprirsi all’immenso mercato asiatico.

Il messaggio è: non fermerete il progresso!

Elisabetta Massa

Zitti tutti! Parla Draghi…

Vi ricordate ai pranzi di Natale quando prima di cominciare la cena della vigilia il nonno voleva dire due parole e partiva quel silenzio tombale in cui tutti si mettevano in seria apprensione?

Ecco più o meno succede la stessa cosa quando prende la parola Super Mario Draghi.

“Riforme strutturali a casa ma pensando anche, allo stesso tempo, a riformare l’Eurozona per rafforzarla e renderla pronta nel caso in cui si presentino nuove sfide”.

Cioè ragazzi, io non avrei saputo dirla meglio!

Per noi comuni mortali? Cari stati Sovrani, fate le riforme omogenee per tutti altrimenti alla prossima crisi, che sia dei mercati, del debito sovrano, del petrolio, delle barbabietole da zucchero… alla prossima facciamo zack!

“L’espansione economica attuale rafforza la convergenza tra Stati, ma per renderla sostenibile occorre anche convergenza di politiche attraverso le riforme strutturali”, ha aggiunto.

L’obiettivo primario è completare l’Unione bancaria.

…che voglia dirci qualcosa sui salvataggi?

Elisabetta Massa

Barcellona:” Madrid, ti lascio per Bruxelles…” 

Se dovessi fare un parallelismo con il referendum di indipendenza della Catalogna non potrei far altro che ricordare le mie crisi adolescenziali, in cui minacciavo mia madre di andare via di casa… per trasferirmi a casa di nonna.
Il 1 ottobre si è svolto in Spagna il referendum, giudicato anti costituzionale, in cui i cittadini dei paesi della Catalogna spagnola sono stati invitati a esprimere il proprio voto per chiedere l’indipendenza della regione dal resto del Paese.

Epilogo? Sono volati un sacco di schiaffi fuori dai seggi!

L’idea di Barcellona era quella di chiedere l’indipendenza dalla Spagna ma non dall’Unione Europea. Vorrebbe quindi continuare a mantenere la moneta unica ed il mercato unico.

Tra le tesi portate dai Catalani innanzitutto si rimarca la loro importanza all’interno del Pil spagnolo, in quanto ne rappresentano più del 20%. Eppure uscire dalla sovranità spagnola esporrebbe la regione a due scenari valutari possibili:

1. Mantenere l’euro e il mercato unico, come attualmente fa il Montenegro;

2. Utilizzare una valuta regionale che le farebbe perdere di credibilità agli occhi degli investitori esteri.

Questo è senza dubbio il nodo fondamentale della questione, in quanto anche le esportazioni ne subirebbero indubbiamente le conseguenze, affossando così una delle principali fonti di sussistenza della Catalogna.

A livello bancario si innescherebbe una sorta di meccanismo Brexit, con fuga delle sedi principali altrove.

Ma come sarebbe l’Europa se tutti i movimenti indipendentisti avessero la meglio sugli stati sovrani?

Nella cartina elaborata da un utente di Reddit, vediamo un mosaico di staterelli degni di una lunghissima partita a Risiko!

Quale sarà la prossima mossa di Barcellona? Guerra di secessione con Piqué ai cannoni?

 

Elisabetta Massa

Banca Monte di Google, UniFacebook e Intesa SanAmazon?

mariniNell’era in cui il sistema bancario si sta sgretolando come gli zigomi di Alba Valeria Marini, c’è chi coglie l’occasione per trasformarsi e guadagnare… terreno. Continua a leggere

Evento: Vino & Finanza

A cinque giorni dall’evento “Grapes Thursday – Vino & Finanza” sono in vena di fare bilanci.

Tralasciando la botta autostima che ancora mi dà adrenalina, posso dire a cuor sereno che sono fiera di ciò che è stato. Continua a leggere

Unicredit. Come mettersi a dieta a Maggio…

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UNICREDIT. Ieri, 6 Febbraio 2017, è partito il più grande aumento di capitale della storia italiana. Perché dagli errori non si impara quasi mai niente. Fallito l’aumento di capitale targato Mps, dopo la mancata fiducia dimostrata dai suoi azionisti e il passo indietro fatto da JP Morgan nella sottoscrizione del debito… arriva la ricapitalizzazione Unicredit.

Progetto quanto mai ambizioso… come mettersi a dieta a Maggio per essere pronti alla prova costume! Continua a leggere

La vita è bella ma la bella vita è meglio.

20160810gianluca-vacchi1La vita è bella. Ma è ancora più bella se sei Gianluca Vacchi. Chi è? Il quarantenne che ha incantato tutti i social. Ricco. Ma non ricco dentro, ricco fuori. Che è molto più comodo. Imprenditore, erede dell’IMA, la multinazionale leader mondiale nel packaging, fondata negli anni ’60 dal papà e da cui ha ereditato il 30% delle azioni. Una vita agiata che gli permette senza dubbio di vivere ballando su uno yacht in compagnia della sua dolce metà. Ventenne, magra, bella e coi capelli lunghi.

Il patrimonio di famiglia e la propensione alla bella vita gli hanno permesso di diventare un fenomeno virale sui social network. Virale come l’ashtag #RichKidsOfInstagram, la pagina Instagram con cui i figli di papà di tutto il mondo ostentano le proprie ricchezze. Giovani ricchi e potenti, per generazione, a prescindere dalle proprie capacità personali. Il tutto grazie alle ricchezze accumulate dai genitori e dai nonni.

 

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Mentre i comuni mortali possono solo osservarli con occhi di invidia, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, rispettivamente Senior Economist e DG for Economics, Statistics and Research alla Banca d’Italia, hanno studiato questo fenomeno sociale in maniera scientifica e hanno scoperto che il benessere può tramandarsi di generazione in generazione per oltre 7 secoli. Molto più a lungo di quanto sostenevano le più accreditate teorie economiche sulla redistribuzione della ricchezza.

Si sono soffermati sullo studio della elasticità intergenerazionale, che è un indicatore sintetico in grado di misurare il livello in cui le condizioni socio-economiche dei padri influenzano quelle dei figli.

I ricercatori hanno preso in esame i dati contenuti nel catasto della città di Firenze nel 1427, che riguardano la ricchezza, l’occupazione e il reddito da lavoro dei circa 10.000 capifamiglia dell’epoca.

Dopo la rilevazione hanno associato a queste informazioni, quelle provenienti dalle dichiarazioni dei redditi dei fiorentini per il 2011, collegando questi ultimi agli pseudo-antenati attraverso il cognome. Infine, hanno calcolato l’elasticità intergenerazionale relativa al reddito da lavoro e alla ricchezza per i circa 800 cognomi risultanti dall’incrocio delle due basi dati.

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Ricchi di famiglia. Gli studi convenzionali di solito paragonano la prosperità dei figli con quella dei padri e ne misurano l’elasticità (elasticità intergenerazionale) con un indice che va da 0 (nessuna eredità) a 1 (la ricchezza del padre passa interamente al figlio). Paese che vai, coefficiente che trovi: in Nord Europa circa lo 0,2 viene tramandato, mentre negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Italia si assesta attorno allo 0,5.

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Nel tempo la ricchezza ereditata tende ad assottigliarsi, allo stesso modo i coefficienti si dimezzano di generazione in generazione, passando dallo 0,5 della prima generazione allo 0,25 della seconda e allo 0,125 alla terza.

Quindi? Le teorie convenzionali sono d’accordo con i detti popolari degli anziani, “(Il patrimonio di famiglia) Uno lo fa, uno lo mantiene e uno se lo mangia”. La prosperità familiare è destinata ad esaurirsi nel giro di tre generazioni.

Secondo Barone e Mocetti invece non è proprio così veloce il dissolversi del patrimonio di famiglia.

Dallo studio pubblicato sul sito di Banca d’Italia, risulta una realtà empirica totalmente diversa. I due studiosi hanno notato che la prosperità si è conservata nelle stesse stirpi per 700 anni.

Dai registri storici sulle tasse fiorentine, risulta che gli uomini più ricchi del quindicesimo secolo sono antenati degli attuali fiorentini benestanti. Nel tempo sono cambiate i lavori svolti, ma non il prestigio.

Così i mercanti di scarpe e seta sono diventati avvocati, banchieri, notai, farmacisti. Alcune categorie come gli orafi hanno tramandato il know how, quindi una forma accettabile di trasmissione della ricchezza.”

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«A chi appartieni?» (di che famiglia sei?). Le gerarchie sociali hanno resistito a tutti i cambiamenti sociali e politici che hanno interessato la città stessa per oltre 7 secoli.

Barone e Mocelli sostengono che “I figli delle classi più ricche tipicamente hanno accesso a scuole migliori, a contatti più qualificati e spesso scelgono carriere artistiche o politiche meno remunerative di quelle dei propri genitori. Oppure possono entrare in élite professionali altamente pagate. I casi insomma sono tanti e diversi.

Forse i ricchi sono ancora gli stessi perché i poveri non sono riusciti nel progetto di scalata sociale. Infatti dai dati risulta che i cognomi in basso nella graduatoria, non sono mai riusciti a migliorare le proprie condizioni.

I problemi di analisi e rilevazioni non sono stati di certo pochi, ma l’ingente massa di dati raccolti non ha dato esito a dubbi. Ci sono stati problemi di misurazione connessi all’evasione fiscale e al fatto che molte famiglie di erano estinte o erano emigrate.

Ma alla fine della fiera vorrei fare un appello alle donne single di tutta Italia: Andate tutte al catasto di Firenze a scegliere un rampollo!

 

La vita è bella ma la bella vita è meglio.

Elisabetta Massa

Incertezza banche centrali. Come quando ci siamo fidanzati…

 

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Vi ricordate i primi mesi di fidanzamento? Quando tutto sembrava stupendo, lei era sempre bellissima e credevate di vivere in una sorta di commedia romantica americana? Bene.

E la prima litigata? La prima discussione perché la domenica pomeriggio mica puoi restare sempre a casa a guardare la partita! Ecco, in quel caso, lei non era poi così bella… e il tutto è servito soltanto a riportarvi coi piedi per terra. Continua a leggere