E se i supermercati Coop fallissero…? 

 

Adoro fare la spesa alla Coop. Un po’ perché è vicino casa, un po’ perché mi diverto a fare la piccola conmessa alle casse automatiche. Ho la carta socio, che puntualmente dimentico in macchina insieme al sacchetto riciclabile. Qualche anno fa, mia nonna abbandonò inesorabilmente i Magazzini Gabrielli per diventare socia Coop. Il suo motivo di orgoglio? Essere socia. Quel supermercato era un po’ anche suo. 

Milioni di persone consapevoli o meno della scelta fatta, sono diventati soci. Hanno aperto un libretto di risparmio: 

  • Investimenti sicuri
  • Rendimenti allettanti 
  • Risparmi liquidabili 

Questo dice la pubblicità. Ma proviamo a dare uno sguardo più a fondo. 

Nei supermercati sono stati raccolti 12.000.000.000 di euro di depositi. 

Una raccolta che non gode di nessuna tutela, esclusa dal fondo di Garanzia, si tratta di un credito chirografario, cioè in caso di fallimento della coop chi lo detiene non può partecipare alla distribuzione dell’attivo.

In cambio di cosa? Tasso di interesse pari allo 0,2% lordo. 

Sì, l’unica cosa garanzia che offrono è l’affidabilità di un supermercato-colosso. 

Eppure c’è già stato il fallimento delle coop triestine… 20.000 soci sono rimasti a bocca asciutta. 

Certo la perdita massima pro capite è stata di 36.500€, ma cosa cambia?! 

C’è una grande allerta sull’argomento, perché queSta potrebbe essere la prossima bolla sul risparmio italiano. 

Salumi & Baci a tutti. 

Elisabetta Massa 

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Pensioni Italiane: 22 a 38 

Sono le 17:13 e mio padre è appena rientrato da lavoro. Dipendente. Sono anni che lo vedo tornare sempre alla stessa ora. Ogni tanto dice:” Sarà ora di andare in pensione…” 

… e mo chi glielo dice che lui è altri 21 poveri Cristi col loro lavoro mantengono 38 persone in pensione? 

Secondo i dati ISTAT 22 milioni di lavoratori italiani subiscono un prelievo fiscale tale da poter mantenere 38 milioni di Italiani in pensione. 

Nel Belpaese solo il 37,2% dei residenti ha un impiego retribuito. Di questi solo il 19% ce l’hanno a tempo pieno e indeterminato. 

E gli altri? O sono troppi giovani (sotto i 15 anni) o sono troppo vecchi (over 65) o non cercano lavoro pur potendolo fare. Gli inattivi. Come me il lunedì mattina. 

In ultimo i disoccupati. 

Papi conti alla mano, mi sa che ti vedrò tornare alle 17:13 per parecchi anni ancora. 

Elisabetta Massa 

Vattene via! (Memorie di una sfigata)

1272550379-Gioventu_scarpettini_2“Professore: E allora vada via… Se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?
Nicola: Non lo so, non… non ho ancora deciso…
Professore: Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.
Nicola: Cioè, secondo lei tra un poco ci sarà un’apocalisse?
Professore: E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire… Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…
Nicola: E lei, allora, professore, perché rimane?
Professore: Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere.

da La meglio Gioventù Continua a leggere

Banca Monte di Google, UniFacebook e Intesa SanAmazon?

mariniNell’era in cui il sistema bancario si sta sgretolando come gli zigomi di Alba Valeria Marini, c’è chi coglie l’occasione per trasformarsi e guadagnare… terreno. Continua a leggere

Evento: Vino & Finanza

A cinque giorni dall’evento “Grapes Thursday – Vino & Finanza” sono in vena di fare bilanci.

Tralasciando la botta autostima che ancora mi dà adrenalina, posso dire a cuor sereno che sono fiera di ciò che è stato. Continua a leggere

Perché quando facciamo benzina paghiamo ancora le tasse per le guerre in Etiopia?

248272_169947043170895_528809844_nOggi ho fatto il pieno e ho pagato nei  50 euro di benzina una quota per la guerra in Etiopia. Del 1935.

Ma nel 1935 esistevano le macchine? Cioè non era nato nemmeno mio nonno… perché io oggi devo pagare per una guerra che ho studiato sui libri di storia?

Vi spiego il meccanismo:  in teoria si tratta di caricamenti a tempo determinato, che però non spariscono più. Paghiamo per la guerra in Etiopia, la tragedia del Vajont, i terremoti, coprire gli aumenti salariali dei dipendenti statali.

Facendo due conti le accise sul petrolio costano più della materia prima in se stessa,  ma vediamo le accise nello specifico:

  1. Decreto Salva Italia
  2. Finanziamento cultura
  3. Rinnovo contratto autoferrotranvieri
  4. Acquisto autobus ecologici
  5. Accoglienza immigrati della crisi libica
  6. Terremoto in Irpinia
  7. Terremoto del Friuli
  8. Ricostruzione Vajont
  9. Finanziamento Crisi di Suez
  10. Guerra in Etiopia

 

Elisabetta Massa

10 domande stupide quando dici di essere un Consulente finanziario

022610113_prevstill__3.jpegLa vita ci impone di essere animali sociali, ma il tutto diventa più difficile quando dici di lavorare in banca.

Le persone saranno inesorabilmente portate ad affermare luoghi comuni.

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Perché lanciamo le monetine nelle fontane?

rome-treviAlzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha provato a lanciare una monetina in una fontana per esprimere un desiderio! Io diverse volte con scarsi risultati.

Ho chiesto di far sparire la mia prof. di matematica delle medie, che Valerio mi notasse alle superiori, o trovare tutti i giorni parcheggio fuori l’ufficio…

Tornando a noi, si dice che le persone siano solite gettare i soldi nelle fontane per propiziarsi le divinità, che un tempo si credeva abitassero nell’acqua.

Non l’ho detto io, l’ho letto su Focus. Secondo le credenze celtiche e germaniche, bisognava gettare le armi dei nemici sconfitti in specchi o corsi d’acqua come offerta alle divinità.

Nei tempi in cui le monete erano in rame o argento, il contatto con l’acqua ne impediva l’inacidimento.

Ovviamente tralasciando il sacro e spostandoci sul profano, le monetine che gettiamo carichi di speranza nelle fontane vengono solitamente raccolte e destinate a opere di carità.

Quindi se qualcuno lassù mi ha visto gettare svariati euro nella fontana di Trevi è pregato di inviarmi cortesemente almeno una terza coppa C!

 

Elisabetta Massa

 

Unicredit. Come mettersi a dieta a Maggio…

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UNICREDIT. Ieri, 6 Febbraio 2017, è partito il più grande aumento di capitale della storia italiana. Perché dagli errori non si impara quasi mai niente. Fallito l’aumento di capitale targato Mps, dopo la mancata fiducia dimostrata dai suoi azionisti e il passo indietro fatto da JP Morgan nella sottoscrizione del debito… arriva la ricapitalizzazione Unicredit.

Progetto quanto mai ambizioso… come mettersi a dieta a Maggio per essere pronti alla prova costume! Continua a leggere

Asymmetric Volatility: Perché in periodo di “Vacche Magre” le attività finanziarie diventano più rischiose?

Già essere ricchi è un casino, figuriamoci se non avete nemmeno una laurea in econometria applicata ai mercati finanziari per barcamenarvi nel mondo degli investimenti. Tra tutti i modi di complicarsi la vita, quello di seguire in modo giornaliero gli andamenti dei prodotti finanziari dichiaratamente di lungo periodo è sicuramente il più cruento – una specie di combo tra la tortura della goccia cinese e il nuovo singolo di Gigi D’Alessio sparato a tutto volume in macchina.

Eppure vi siete mai chiesti come mai quando i mercati hanno trend negativi le cose sembrano andare sempre peggio? Un po’ come quando dopo 30 anni di matrimonio subentra la routine e vostra moglie vi sembra più brutta di sempre.  Funziona più o meno così.

casalinga

Proviamo a partire dall’inizio.

Secondo la teoria di portafoglio classica, il modello media-varianza di Markowitz,  la scelta dei pesi percentuali da assegnare ad ogni titolo in portafoglio deriva solo ed esclusivamente dall’ottimizzazione matematica di un problema:

dove  è il vettore contenente i pesi di ciascun titolo nel portafoglio,  è il vettore unitario composto solo da elementi pari a 1,  è il vettore dei rendimenti attesi dei portafogli di mercato e la matrice  è quella delle varianze e delle covarianze dei rendimenti.

Il suddetto modello presuppone inoltre una distribuzione normale dei rendimenti.

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Tuttavia se diamo uno sguardo alla realtà, risulta uno scenario poco credibile. Non basta massimizzare un semplice sistema matematico per operare delle scelte di investimento perfette.

La variabile da minimizzare è la volatilità, che rappresenta la variabilità di un valore o di un indice finanziario calcolata in un determinato intervallo di tempo,  nello specifico l’incertezza presente sui mercati finanziari, ma si trascura la volontà e le intuizioni dell’investitore e non garantisce una buona performance in termini di rendimento.

L’evoluzione del modello media-varianza necessita dell’implementazione di un contributo empirico ed è stato messo a punto dall’economista Black nel 1991.

Il modello Black sancisce la caduta dell’ipotesi di normalità dei rendimenti: le serie storiche sono caratterizzate da distribuzioni lepcurtiche, cioè la volatilità tende ad aumentare quando si verificano eventi che aumentano l’incertezza sui mercati finanziari.

Quindi quando i mercati diventano nevrotici e i trend sono tutti a testa in giù, il pessimismo sembra dilagare… e non c’è nulla di strano, è tutto spiegato matematicamente.

Nelle strategie di asset allocation, bisogna comunque tener sotto controllo la volatilità di tutti gli strumenti in portafoglio, perché il rischio complessivo del basket potrebbe comunque essere ridotto dai benefici della diversificazione.

Mandelbrot (1963) e Fama (1965, 1970) sono stati i primi teorizzare la distribuzione lepcurtica, ciòè i rendimenti non si distribuiscono come una classica gaussiana, cioè vicini vicini alla media, ma hanno delle code più robuste.

Quando un’attività finanziaria fa movimenti che tendono al ribasso allora la sua volatilità è maggiore rispetto ai momenti in cui la medesima ha movimenti che tendono al rialzo. Questo perché un investitore, tendenzialmente avverso al rischio, percepisce movimenti al ribasso come un pericolo per se stesso e cerca di arginare tale pericolo. Le cattive notizie producono una volatilità maggiore rispetto a quella prodotta dalle buone notizie. Questo fatto prende il nome di “effetto leva”. (Black 1976)

Conclusioni? Vostra moglie non è più brutta… è tutta colpa della routine!

Elisabetta Massa per Investors.