Se la Cina starnutisce… il mondo prende la polmonite

panda-imbranatoSe vi dicessi “Made in Cina” cosa vi verrebbe in mente? Nell’immaginario collettivo il termine “cinese” è diventato sinonimo di “oggetto dozzinale e di bassa qualità”. Bene. Ora scordatevi tutto questo perché ai Cinesi, quelli veri, questo vestito non sta più bene. Il Dragone si sta muovendo e sta cambiando pelle.

Per anni la Cina ci ha abituati a tassi di crescita inimmaginabili per ogni altro stato, 20% annuo, come se fosse la cosa più normale del mondo. Ora provate solo per un attimo a confrontarlo con la crescita italiana, 0.8% nel 2015, 1,4% previsti per 2016-2017. C’è un abisso di differenza.

Ovvio che la Cina non poteva continuare così. Ha iniziato a rallentare… crescendo secondo le stime degli analisti “solo” del 7%. Se la matematica non è un’opinione, cresce ad un ritmo annuo 5 volte più veloce rispetto a quello italiano.

Come mai il Dragone cambia pelle? La Cina ha cambiato rotta ed ha messo in atto un modello di crescita orientato verso i consumi interni, ribilanciando l’economia, prima totalmente rivolta alla produzione di articoli a basso costo. Novità? Programma di riforme che prevede l’aumento dei salari, dovuto alla maggiore competenza della forza lavoro e all’aumento del livello di istruzione. Negli ultimi anni abbiamo assistito al sorpasso dei cinesi ai danni degli statunitensi per quanto riguarda i consumi. Gli anni di crescita stratosferica hanno creato all’interno del Paese una nuova classe sociale borghese dotata di forte capacità di acquisto. A tal proposito, avete notato che nelle migliori boutique di Roma e Milano c’è almeno una commessa con gli occhi a mandorla? Questo a dimostrazione che la Cina è ormai una superpotenza mondiale nel campo dei consumi. A questo punto immaginate cosa potrebbe succedere se il governo imponesse tassativamente solo l’aumento dei consumi interni.

Analisi dei mercati finanziari. Il 2016 si è aperto con una tragedia sui mercati finanziari causata proprio dai mercati finanziari cinesi. Il primo giorno di contrattazione c’è stata una perdita pari al 7% che ha trascinato in rosso tutti gli altri mercati mondiali. L’indice Shangai Composite da inizio anno ha perso l’11,70%, lo Shenzhen il 15,2% e l’Hang Seng 7,2%.

I mercati cinesi interni come Shangai e Shenzhen sono i mercati di contrattazione dei piccoli investitori, vale a dire quelli che subiscono maggiormente le distorsioni e gli umori di mercato perché non sono in grado di influenzarlo, viste le piccole masse di capitali che muovono.

Questi mercati nel 2015 erano cresciuti in maniera sproporzionata, perché anche i piccoli contadini cinesi andavano in Borsa a investire come trader. Il mercato era in bolla e completamente impazzito, in balia di investitori inesperti e irrazionali.  A fine 2015 il mercato ha iniziato a stornare e sta continuando anche ad inizio 2016.

Quindi? Il governo cinese ha imposto un blocco alle vendite delle azioni che funziona così: il mercato chiude le contrattazioni per 15 minuti se l’indice CSI 300 registra +/- 5% e poi chiude per l’intera giornata se nei minuti successivi perde un altro 2%. Questo meccanismo prende il nome di “Bando sulle vendite delle proprie azioni”

Questo meccanismo aveva l’obiettivo di limitare le vendite ma ha avuto effetto contrario! Gli investitori corrono a vendere appena il mercato apre e innescano il meccanismo di blocco più velocemente.

Basta così? L’indice manifatturiero cinese ha subito una battuta d’arresto a dicembre.

E le valute? A livello valutario, il Renminbi si era apprezzato di circa il 10% rispetto al dollaro. Era diventato valuta forte per permettere all’economia americana, prima in recessione, di diventare più competitiva a livello internazionale. Sia ben chiaro che non si è trattato di semplice altruismo nei confronti degli “amici” a stelle e strisce, ma un modo per tutelare i miliardi di dollari detenuti dalla Cina sotto forma di investimenti. Ora che gli Usa sono col piede fuori dalla Crisi, la Cina ha iniziato un’opera di svalutazione della valuta locale per dare una spinta all’economia cinese e renderla nuovamente attraente per le esportazioni. Fino ad ora la valuta è stata svalutata del 5,8%… nulla di drammatico se pensate che si era apprezzata del 10%.

La Banca Centrale cinese ha messo in atto una politica espansiva… proprio come quella europea. Tutti preoccupati per il deprezzamento della valuta cinese… quando negli ultimi due anni l’euro si è deprezzato del 20% per diventare competitivo.

Se il Dragone starnutisce… tutto il mondo prende la polmonite!

Elisabetta Massa

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