Cos’hanno in comune Silvio Berlusconi, Bruno Vespa e i salumi Beretta?

Veneto

La domanda potrebbe trarvi in inganno, ma è molto più seria di quanto si possa pensare! Tutti e tre sono stati vittima dell’azzeramento delle azioni di Veneto Banca.

Il Cda della decima banca italiana ha deciso, dopo aver cercato in tutti i modi di invogliare i mercati a comprare, di tagliare il valore delle azioni da 40 euro e 75 centesimi, ad appena 10 centesimi.

Quindi, se avevi 100.000 € investiti in azioni Veneto Banca, per poterci comprare un giorno la casa al mare dei tuoi sogni, ora effettivamente hai in tasca 245€. Va be’ un weekend al mare magari ci esce pure.

I soci coinvolti sono 87.502. La zona più colpita ovviamente il Veneto, già devastato dalla vicenda della Popolare di Vicenza. L’88% del capitale, era in mano a piccoli e medi imprenditori, giovani, pensionati e artigiani. Età media intorno ai 60 anni.

Ora il rischio è che la banca non riesca a raggiungere il flottante del 25% del capitale – ovvero 250 milioni – così come richiesto da Borsa Italiana per sbarcare a Piazza Affari e che, come per Popolare di Vicenza, l’istituto di Montebelluna venga “inghiottito” dal fondo Atlante.” (La Stampa)

Già diversi mesi fa, la banca era stata messa sotto inchiesta dalle procure di Roma e Treviso per i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

Perché? Vendita di azioni con garanzia di riacquisto, linee di credito fornite dalla banca per comprare azioni della banca con le stesse azioni messe a garanzia del prestito, garanzia supplementare di riaccredito in conto corrente della differenza tra il prezzo di acquisto e quello svalutato. Ovviamente trattamento riservato solo ai clienti VIP.

Elisabetta Massa

 

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4 pensieri su “Cos’hanno in comune Silvio Berlusconi, Bruno Vespa e i salumi Beretta?

  1. Piemmerre ha detto:

    Buongiorno Elisabetta.
    Mi viene in mente una sola domanda: chi paga? E, nel caso: quando, a chi e come? Perché il punto è questo. Riflessione: è possibile ignorare oltre 87.000 soci? Sì che si può: basta che la “legge” regga il gioco. Considerazione: finirà così? Sarà l’ultimo scempio verso il risparmio degli italiani? La mia opinione è: temo di no: tanti gli “indicatori” a suggerirmelo. Un’ultima riflessione (un po’ complottistica, lo ammetto): la ricchezza media italiana (oltre 9 tril. €) è circa il doppio di quella teutonica, ma il nostro reddito medio p/c è circa la metà. Domanda: com’è stato possibile generare (e legittimare), sino ad ora, questa anomalia? A chi fa gola questa sontuosa asset? Grazie e buon prosieguo di giornata.

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    • elisabettamassa ha detto:

      Purtroppo anche io sono d’accordo sul fatto che “non è finita qui”. Gli indicatori parlano chiaro. Sono convinta che si faccia leva sulla disinformazione e sulla ignoranza finanziaria, per lasciare che questo accada. La fiducia come esca.
      Chi paga? Nessuno.
      Cosa possiamo fare? Solo scegliere meglio prima che sia troppo tardi.

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