Prima dell’estate sono stata ad una riunione tenuta da Confindustria nella quale si discuteva sull’importanza di internazionalizzare le piccole e medie aziende italiane, al fine di allargare il business e gli orizzonti di investimento. In particolare tra gli ospiti c’era il Presidente della Confindustria serba, una bambola bionda con gli occhi azzurri, che se fossi stato un maschietto avrei aperto una succursale dall’altro lato dell’Adriatico solo per invitarla a cena. La cosa che mi ha sconvolto di più è stata la semplicità della burocrazia, ma soprattutto la differenza di tassazione esistente tra noi, il Belpaese e loro. Continua a leggere
Categoria: Attualità
Perché gli Americani possono girare in Mustang Gt e noi no

Tutti abbronzati e di rientro dalle vacanze estive ci siamo lasciati alle spalle lunghissime discussioni macroeconomiche… Tutti ci avrete immaginati a discutere con il bagnino delle conseguenze del Brexit… e invece no. Mentre contrattavo il prezzo dei souvenir a Milano Marittima non mi sono mai chiesta quanto costasse il petrolio. Continua a leggere
Quando il disastro bancario parla tedesco

Dopo cinque anni di liceo linguistico, ho capito che il tedesco non era proprio la lingua che faceva per me, che niente, non c’era verso di farmela piacere… e che non l’avrei usata nemmeno al mare per attaccare bottone con i biondoni turisti.
Ma ora parliamo delle tedesche che contano: le banche. Deutsche Bank è una delle banche più famose d’Europa, ovviamente di matrice teutonica, ma per quale motivo ne stiamo parlando? Perché è stata travolta dagli STRESS TEST, con un indice di affidabilità che ricorda molto quella dei concorrenti di Temptation Island. Continua a leggere
Soffro lo stress…(e gli Hedge fund)

Dicono che le banche italiane sono stressate… E ci credo! Se lo chiedessero a me se sono stressata anche io risponderei di sì ai primi di agosto! La Bce voleva fare i conti ma le banche italiane erano già con la testa in ferie!
A parte questo, diamo a Cesare quel che è di Cesare: siamo migliorate! Le banche italiane sono state migliori della media europea… Magari non proprio tutte ma in media se la sono cavate bene, decisamente meglio del 2014!
Intesa Sanpaolo si conferma nell’Olimpo delle banche europee.
Mps invece mi ricorda molto Giuseppe, il mio compagno di classe, sempre rimandato a settembre, sempre senza compiti fatti, sempre in ritardo…è intelligente ma non si applica. La Situazione dei crediti inesigibili del Monte sta mandando in delirio tutti, con Renzi che dice “Fermi! Abbiamo la soluzione”e il titolo vola in Borsa… Poi si scopre che non è pronto nessun piano di salvataggio… E ovviamente il titolo crolla.
Unicredit perde clamorosamente il 7%, ma le cose vanno così male? Effettivamente il Cet1 non è il massimo, ma la paura riguarda l’aumento di capitale che si vede all’orizzonte.
Detto questo, c’è da dire che la colpa non è solo delle banche… La responsabilità di questi ribassi repentini riguarda anche le posizioni assunte degli hedge fund.
L’indice italiano perde quasi 5% e a sottoperformare sono sempre i titoli bancari.
Gli hedge fund hanno assunto grosse posizioni ribassiste allo scoperto. Nei giorni precedenti agli stress test dovendo chiudere le loro posizioni, hanno spinto su buy e i titoli sono volati. Passato l’Armageddon day hanno ricominciato a shortare al ribasso.
A loro non importa dei fondamentali, degli esiti positivi degli stress test e che il price to book value quasi dimezzato rispetto alle banche europee. Loro attaccano.
Ma a cosa valgono questi test positivi se qualcuno continua a spingere verso il basso?
Elisabetta Massa
Il Canna-business
Tanti sono i Vip che negli anni si sono schierati a favore di questa battaglia… ognuno con la propria motivazione ma tutti a favore della legalizzazione della cannabis. Tra tanti ricordiamo J-Ax, Marco Pannella, il Dott. Veronesi, lo scrittore Roberto Saviano e tanti altri.
Tra le varie motivazioni troviamo l’opportunità di sottrarre un business alle mafie, l’utilizzo per scopi medici… o solo per divertimento. Continua a leggere
Quegli investimenti in lira turca…

Ciao, cosa fai questo weekend? Mah, non lo so, pensavo di organizzare e sventare un colpo di stato.
Ennesimo Weekend turbolento per la geopolitica con annesso golpe fallito nel fine settimana e tutti gli investitori in stress per paura delle reazioni di Borsa.
La lira turca è crollata nei cambi sia contro l’euro che contro il dollaro, costringendo la Banca Centrale Turca ad un aumento dei tassi di riferimento: 10,5% tasso di liquidità, 9% tasso overnight.
Peccato che Erdogan sia palesemente contrario a questa scelta che fa da deterrente sia per gli investitori internazionali che per la conseguente ripresa economica tanto agognata.
Basta confrontare gli stessi tassi con la zona euro.
La Turchia da sempre lavora a cavallo tra lira e euro, dunque movimenti valutari così repentini non possono far altro che generare perdite in conto capitale.
Il terrorismo che mina il settore turistico, la Turchia ferma dal punto di vista delle riforme strutturali e del mercato del lavoro, non aiutano lo sviluppo economico di questa terra che potrebbe vivere beneficiando della sua posizione geografica nevralgica nel campo del trasporto energetico: gas, petrolio e passaggio di oleodotti.
Elisabetta Massa
Mps: il crollo dei Giganti

Monte Paschi sospesa in Borsa per eccesso di ribasso. Nella giornata del 5 Luglio ha chiuso con una perdita sui mercati del 19,39% e le vendite allo scoperto del titolo sono state sospese. Una bomba ad orologeria.
Si capisce la gravità della situazione anche non essendo esperti di finanza. Correre ai ripari oggi sembra davvero come rincorrere il maialino che è scappato dalla stalla perché il fattore aveva lasciato il cancello aperto… Inutile chiudere il cancello adesso, è già scappato! Continua a leggere
Exit poll caserecci
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L’articolo 75 della Costituzione vieta espressamente di svolgere un referendum che abbia come oggetto i trattati internazionali. “E’ indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.
Ma fantasticare non fa mai male: voi come la pensate su un possibile Ital-exit?
Elisabetta Massa
Brexit. Peperonata inglese

Se qualcuno ancora non lo sapesse, la Gran Bretagna ha approvato l’uscita dall’Unione Europea.
Lì per lì nessuno se l’aspettava, ma gli strascichi stanno mettendo in subbuglio i mercati finanziari, un po’ come quando mangi i peperoni a cena e si ripropongono fino al giorno dopo.
L’Europa proprio non se l’aspettava e aveva archiviato la faccenda con i listini azionari ampiamente positivi prima dell’esito del referendum.
E invece venerdì mattina, alla notizia della vittoria del “Leave” si è scatenato un vero putiferio. Un po’ perché la vittoria è stata fatta sul filo del rasoio, un po’ perché il voto è stato particolarmente eterogeneo.
Il 51,8% ha deciso di uscire, contro il 48,2% che avrebbe preferito restare.
Ad incidere sul voto è stato decisivo il ruolo di Inghilterra e Galles, regioni in cui la percentuale superava il 50%.
“Nell’immediato non succede nulla dal punto di vista giuridico: in base all’Art.50 del Trattato di Lisbona, la GB ha 2 anni di tempo per rinegoziare gli accordi commerciali con i partners europei.” (Pictet)
I listini azionari hanno reagito particolarmente male alle notizia. Un po’ come due che stanno per lasciarsi: non ti aspetti mai che nonostante i litigi, il partner vada via davvero. Se poi vi lascia e scappa di casa, vi aspettano almeno due anni di terapia dallo psicologo. Questo è quello che è successo alle Borse mondiali. Hanno scontato l’effetto sorpresa del risultato inaspettato e il clima di incertezza portato dal terrore per l’effetto domino.
Effetti macro. Da punto di vista macroeconomico il ruolo peggiore è giocato dalla GB: il crollo della sterlina come valuta unito al probabile crollo delle esportazioni internazionali potrebbero alimentare grosse emorragie di capitali. Per l’Italia non ci sarebbero affetti nefasti di alcun tipo secondo le stime degli analisti.
Flight-to-quality. Dopo i risultati del voto, i mercati hanno iniziato ad acquistare beni rifuio come USD e delle valute come JPY e CHF, vendendo quelle più esposte da un punto di vista macro/politico alle implicazioni del voto negativo (GBP e Euro) e contro le valute emergenti, vulnerabili in uno scenario di risk-off e di dollaro forte.
I titoli che hanno perso terreno sono soprattutto quelli bancari, messi in crisi dal clima di incertezza e dalla paura per la disgregazione dell’area euro.
Il Governo italiano sta considerando la possibilità di effettuare un’iniezione di capitali nel sistema bancario del Paese. 40 miliardi per sostenere il settore più in crisi.
Di una cosa però non possiamo lamentarci degli inglesi: la coerenza. Per par condicio sono usciti dall’Unione europea e dall’Europeo di calcio nel giro di due giorni!
Elisabetta Massa
Ciechi per scelta

Oggi volevo fare un esperimento.Volevo lasciarvi riflettere su alcune parole. Non si tratta di economia, oggi no. E’ una storia. La testimonianza di una vita vissuta. Di chi non ce la fa più a fare finta di nulla e vuole dare qualcosa che prima non sapeva nemmeno di avere. Le coscienze che si svegliano al richiamo dell’immigrazione. Attualità. Contro chi non guarda il risvolto umano ma la utilizza come carne da macello per farne propaganda. Continua a leggere
