Che mondo sarebbe senza Vicenza

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“Che mondo sarebbe senza Nutella”, “Dove c’è Barilla c’è casa”, “E’ sempre l’ora dei Pavesini”… gli slogan pubblicitari ai giorni nostri sono tutto. Chi non ha sentito almeno uno dei tre che ho appena citato? Servono a far conoscere il prodotto e metterne in luce i punti di forza.

 “Tornano i tempi dove una banca non ti guarda troppo dall’alto, né troppo dal

basso. Dove una banca, fa solo la banca”. 

Promo della Banca Popolare di Vicenza. Ora, io non sono veneta, magari sono giustificata, ma sinceramente non l’avevo mai sentito. Però è carino, non ti guardo dall’alto… faccio solo la banca… perché scusa prima che facevi?

Chi è Pop Vicenza? La Banca Popolare di Vicenza esiste da 150 anni. Non è quotata, ma è la decima banca d’Italia e in Veneto è la prima popolare, che vuol dire: al servizio del territorio e dei cittadini.

Perché è diventata famosa fuori dal Veneto? Perché faceva come mia madre quando ero piccola. Vuoi la caramella? Devi mangiare prima il merluzzo.

Davide Lunardon, azionista Banca Popolare di Vicenza, intervistato da Giovanna Boursier, inviata di Report nella puntata del 10 Aprile 2016: ”Allora, noi siamo diventati azionisti perché ci hanno venduto queste azioni come un investimento sicurissimo. Perché la Banca Popolare di Vicenza non è una banca quotata in borsa, quindi con le speculazioni dei mercati finanziari ci dicevano “metti, compra le azioni della nostra banca che è una banca solida è una banca del territorio”.

Il valore delle azioni di Pop Vicenza era sovrastimato. Come quando credete di poter sopportare i tacchi tutta la giornata e invece ad ora di pranzo siete già coi piedi a panino. Avete sovrastimato la vostra capacità di tollerare.

Il prezzo delle suddette azioni non derivava da oscillazioni di mercato ma da accordi presi a tavolino dai piani aziendali.

Nel 2014 la Bce manda un’ispezione alla Popolare e si accorge che le garanzie sui crediti non sono sufficienti. L’azione crolla.

Prima le banche movimentavano un conto fittizio chiamato fondo acquisto azioni proprie che serviva per aggiustare le voci di bilancio. Dal 2013 in poi questa pratica non era più fattibili, dunque i consigli di amministrazione utilizzavano la manipolazione dei nav azionari per regolare queste partite.

Quello che è successo in questi giorni ormai lo sanno tutti… l’epilogo di un disastro annunciato.

Elisabetta Massa

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