Non è vero… ma ci credo!

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L’Italia si sa, è la patria della scaramanzia e per quanto possiamo cercare di essere razionali, teniamo sempre per noi un buon 10% di scongiuri.

Di cosa stiamo parlando? C’è un analista, Sandy Jadeja, che sta mettendo in allerta tutti i trader e gli investitori del mondo. Secondo lui bisognerebbe fare attenzione alle date che vanno dal 26 al 30 di agosto, al 26 settembre e al 20 ottobre.

Perché? L’uomo ha previsto per le suddette date 3 crolli di mercato!

Potreste essere giustamente scettici… ma a sostegno della sua teoria c’è una lunga lista di presagi “azzeccati”.

  • 2005: anticipò il crollo dei mercati di otto settimane;
  • 31 luglio 2015: previde il crollo del Dow J. del 18 agosto, -12.5%;
  • 28 agosto: parlò del crollo che sarebbe avvenuto tra il 14 e il 17 settembre (-5.8% Dow J.)
  • Ottobre – Novembre 2015: previde il crollo del 4 gennaio.

 

L’Analista è in grado di prevedere i giorni neri di Wall Street, del Dow J. in particolare, e delle altre piazze finanziarie più importanti.

Jadeja è un analista tecnico ed è a capo delle strategie di mercato per Core Spread. In un’intervista all’Indipendent ha dichiarato: ”L’orizzonte temporale 2011-2018 è “molto pericoloso” e simile a quello che si è verificato tra il 1928 e il 1934, quando la Grande depressione seminò panico nei mercati di tutto il mondo.

Ovviamente nulla di scritto in tutto questo… Non è vero… ma (forse) ci credo!

 

Elisabetta Massa

Quegli investimenti in lira turca…


Ciao, cosa fai questo weekend? Mah, non lo so, pensavo di organizzare e sventare un colpo di stato.

Ennesimo Weekend turbolento per la geopolitica con annesso golpe fallito nel fine settimana e tutti gli investitori in stress per paura delle reazioni di Borsa. 

La lira turca è crollata nei cambi sia contro l’euro che contro il dollaro, costringendo la Banca Centrale Turca ad un aumento dei tassi di riferimento: 10,5% tasso di liquidità, 9% tasso overnight. 

Peccato che Erdogan sia palesemente contrario a questa scelta che fa da deterrente sia per gli investitori internazionali che per la conseguente ripresa economica tanto agognata.

Basta confrontare gli stessi tassi con la zona euro. 

La Turchia da sempre lavora a cavallo tra lira e euro, dunque movimenti valutari così repentini non possono far altro che generare perdite in conto capitale. 

Il terrorismo che mina il settore turistico, la Turchia ferma dal punto di vista delle riforme strutturali e del mercato del lavoro, non aiutano lo sviluppo economico di questa terra che potrebbe vivere beneficiando della sua posizione geografica nevralgica nel campo del trasporto energetico: gas, petrolio e passaggio di oleodotti.  
Elisabetta Massa 

#girlsdoitbetter

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Potrei iniziare questo articolo con una lunga dissertazione su quanto io sia nostalgica circa il periodo del Matriarcato ma credo che mi limiterò ad elencare i motivi per cui le donne “lo fanno meglio”.

Cosa? Tutto! Nello specifico, gli investimenti. Continua a leggere

Mps: il crollo dei Giganti

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Monte Paschi sospesa in Borsa per eccesso di ribasso. Nella giornata del 5 Luglio ha chiuso con una perdita sui mercati del 19,39% e le vendite allo scoperto del titolo sono state sospese. Una bomba ad orologeria.

Si capisce la gravità della situazione anche non essendo esperti di finanza. Correre ai ripari oggi sembra davvero come rincorrere il maialino che è scappato dalla stalla perché il fattore aveva lasciato il cancello aperto… Inutile chiudere il cancello adesso, è già scappato! Continua a leggere

Brexit. Peperonata inglese

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Se qualcuno ancora non lo sapesse, la Gran Bretagna ha approvato l’uscita dall’Unione Europea.

Lì per lì nessuno se l’aspettava, ma gli strascichi stanno mettendo in subbuglio i mercati finanziari, un po’ come quando mangi i peperoni a cena e si ripropongono fino al giorno dopo.

L’Europa proprio non se l’aspettava e aveva archiviato la faccenda con i listini azionari ampiamente positivi prima dell’esito del referendum.

E invece venerdì mattina, alla notizia della vittoria del “Leave” si è scatenato un vero putiferio. Un po’ perché la vittoria è stata fatta sul filo del rasoio, un po’ perché il voto è stato particolarmente eterogeneo.

Il 51,8% ha deciso di uscire, contro il 48,2% che avrebbe preferito restare.

Ad incidere sul voto è stato decisivo il ruolo di Inghilterra e Galles, regioni in cui la percentuale superava il 50%.

“Nell’immediato non succede nulla dal punto di vista giuridico: in base all’Art.50 del Trattato di Lisbona, la GB ha 2 anni di tempo per rinegoziare gli accordi commerciali con i partners europei.” (Pictet)

I listini azionari hanno reagito particolarmente male alle notizia. Un po’ come due che stanno per lasciarsi: non ti aspetti mai che nonostante i litigi, il partner vada via davvero. Se poi vi lascia e scappa di casa, vi aspettano almeno due anni di terapia dallo psicologo. Questo è quello che è successo alle Borse mondiali. Hanno scontato l’effetto sorpresa del risultato inaspettato e il clima di incertezza portato dal terrore per l’effetto domino.

Effetti macro. Da punto di vista macroeconomico il ruolo peggiore è giocato dalla GB: il crollo della sterlina come valuta unito al probabile crollo delle esportazioni internazionali potrebbero alimentare grosse emorragie di capitali. Per l’Italia non ci sarebbero affetti nefasti di alcun tipo secondo le stime degli analisti.

Flight-to-quality. Dopo i risultati del voto, i mercati hanno iniziato ad acquistare beni rifuio come USD e delle valute come JPY e CHF, vendendo quelle più esposte da un punto di vista macro/politico alle implicazioni del voto negativo (GBP e Euro) e contro le valute emergenti, vulnerabili in uno scenario di risk-off e di dollaro forte.

I titoli che hanno perso terreno sono soprattutto quelli bancari, messi in crisi dal clima di incertezza e dalla paura per la disgregazione dell’area euro.

Il Governo italiano sta considerando la possibilità di effettuare un’iniezione di capitali nel sistema bancario del Paese. 40 miliardi per sostenere il settore più in crisi.

Di una cosa però non possiamo lamentarci degli inglesi: la coerenza. Per par condicio sono usciti dall’Unione europea e dall’Europeo di calcio nel giro di due giorni!

 

Elisabetta Massa

 

Emozione: quanto mi costi!

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Avete presente l’espressione “Guardare con gli occhi dell’amore”? Quella sensazione di farfalle nello stomaco mista a diabete che tende ad enfatizzare e farci vedere come Graziano Pellè,  un Gattuso qualunque.

La stessa cosa succede in economia. Una sorta di distorsione cognitiva. Praticamente il mercato è guidato dai nostri stati d’animo.

Secondo gli esperti le persone non sono consapevoli del fatto che il loro stato emotivo può costare loro dei soldi. Come farsi prendere dall’ansia e disinvestire durante le fasi negative di mercato.

“Si chiama effetto di capitalizzazione e in economia sta a indicare la tendenza con cui la gente attribuisce agli oggetti che possiede un prezzo più alto di quello che essi stessi sarebbero disposti a pagare se non lo avessero.”

Sovrastimiamo tutto se si tratta di noi. Come diceva Pino Daniele “Ogni scarrafone è bell a mamma sua”. Sul mercato questo si traduce nel fatto che i venditori vogliono più denaro rispetto a quello che pagherebbero se fossero “dall’altra parte” ad acquistare.

Il mercato può essere influenzato. Ci avete mai fatto caso che nei ribassi di mercati i telegiornali seminano il panico? Gli investitori escono e le mani forti spesso rastrellano a basso costi.

I ricercatori hanno messo alla prova un gruppo di persone, inducendo disgusto o tristezza attraverso scene di film. Quando siamo nauseati da qualcosa l’effetto di capitalizzazione tende a dissolversi, quando siamo sconsolati a rovesciarsi.

“La tristezza innesca nell’individuo il desiderio di cambiare lo stato delle cose, inducendolo ad acquistare nuovi beni di consumo o vendendo quelli che possiede. Il disgusto tende invece a spingere le persone a liberarsi delle cose che possiede (a prezzo sottostimato) e a non acquistarne di nuove.”

Questi meccanismi sono utili a capire l’urto di certi avvenimenti scioccanti, come gli attentati dell’11 settembre, sull’economia. Il desiderio o l’avversione a spendere è proprio legata all’emozione suscitata dall’evento.

Sarà un caso che dopo 7 anni di matrimonio torniamo a guardarvi come un Gattuso qualunque?

 

Elisabetta Massa

Tutte le Bcc al tavolo con gli animatori, grazie!

46143_2Maggio e Giugno sono sempre i mesi dei festeggiamenti: matrimoni, comunioni… Vi ricordate l’ultima cerimonia a cui siete stati? Amici e parenti distribuiti tra i vari tavoli e ad ogni tavolo? Una mini-peste. Un bambino pronto a urlare, alzarsi, rovesciare i bicchieri.

A volte i festeggiati, decidono di ingaggiare un animatore, si sceglie un tavolo e a quel tavolo tutti i bambini si siedono indistintamente. Quelli vivaci e quelli tranquilli. Tutti. Per evitare che facciano troppo trambusto sparsi tra i vari tavoli.

Questa è una situazione simile alla riforma delle Bcc. Continua a leggere

Petrolio, nuovi inizi e bacchett(at)e cinesi

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OGGI, ma solo per oggi, proverò a fare la persona seria, e dimostrare che davvero ho una laurea e un master in economia.

Non è vero. Vediamo in 10 parole cosa è successo sui mercati da inizio anno ad oggi.

Il vecchio detto di mio nonno “Sell in May and Go Away”, quest’anno non ha funzionato. Sell in may, cioè vendi tutto a maggio and go away, e vattene in vacanza, quest’anno non era la scelta più strategica da fare.

Andava bene Sell in Xmas and non-tornare-più.  Da gennaio 2016 ad oggi c’è stato il panico sui mercati. Perché? Continua a leggere

Evento:Bail-in e Credit Line

san benedetto-page-001Dal 2008 ad oggi sono cambiate tantissime cose. Se ripenso a me 9 anni fa mi viene addirittura da ridere. Capelli corti, matricola all’università. Gli ultimi anni mi hanno stravolto la vita.

Ora provate a immaginare cosa è successo al mondo della finanza negli ultimi 9 anni.

  1. Fallimento della Lehman Brothers, scoppio della bolla immobiliare, Borse a picco e poi alle stelle… gli algoritmi finanziari sono cambiati completamente e cercare di avere le idee chiare non sempre è facile.

Nel mio piccolo sto cercando di fare qualcosa. Venerdì 29 Aprile, alle 14.30 ho organizzato insieme ad un collega, ma soprattutto un amico, un evento. L’obiettivo? Cercare di fare chiarezza, in modo semplice.

Cosa ha portato alla nuova regolamentazione in ambito bancario? Perché succedono ancora episodi come quello di Banca Marche o Carichieti?

La Partecipazione al Convegno avrà anche una valenza formativa, per tutti gli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti saranno riconosciuti 4 crediti nell’ambito della formazione obbligatoria.

L’evento seguirà una scaletta che secondo gli orari toccherà vari argomenti: partendo dalla nuova direttiva Brrd, in particolare il meccanismo del Bail-in, cercheremo di capire se una banca è solida, quali sono gli indicatori per scoprirlo, come sono cambiati i parametri di accesso al credito e qual è il punto attuale sui mercati finanziari.

Il tutto si svolgerà al Forum di Porto d’Ascoli, presso la sala di Confindustria, di fronte al Centro Commerciale Ipercoop.

Chiunque fosse interessato, può partecipare mandando una mail al Form che trovate sul blog.

 

Elisabetta Massa

 

 

Banca Popolare di Vicenza: ci pensa Atlante?

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L’aumento di capitale è un’operazione che permette ad una società di aumentare il proprio capitale sociale emettendo nuove azioni. Può essere effettuato con due modalità: a titolo gratuito o a titolo oneroso. Ai possessori di azioni viene data la possibilità di acquistarne delle nuove al fine di mantenere inalterata la propria quota di proprietà.

Questo è quello che sta succedendo a Banca Popolare di Vicenza. Tra 10 centesimi e 3 euro è la forchetta di prezzo fissata dal consiglio di amministrazione della Popolare di Vicenza, per l’aumento di capitale che prenderà il via da domani.

Il mercato era in attesa di un aumento più consistente, di almeno 4 euro, ma evidentemente gli investitori reputano la Popolare di Vicenza, una banca poco solida e di scarso valore. Se avessimo tra i 10 e 300 milioni di euro potremmo acquistare una banca con 600 sportelli e 5000 dipendenti.

Ma chi farà da garante a questa operazione: il neonato Atlante, il cosiddetto fondo salva-banche. L’obiettivo? Fare da paracadute a questa operazione. Dopo l’aumento di capitale, dunque, è probabile che Atlante avrà in pancia una quota predominante della popolare vicentina.

Nessuno la vuole e Atlante paga.

Secondo lo stress test effettuato dalla Banca d’Italia a settembre, la Popolare si assestava ad un valore critico di Cet1, l’indice di solidità di una banca. Si collocava infatti in quarta fascia… nelle retrovie. I canoni imposti prevedono un valore minimo pari a 10% mentre la Popolare si ferma solamente al 7%.

Facciamo una colletta?